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venerdì 16 giugno 2017

RAJA YOGA: LA VIA REGIA VERSO IL RISVEGLIO SPIRITUALE DELLO YOGI SWAMIJI



Il sogno di questo progetto nasce nel vagone di terza classe del treno indiano che da un lago generato da un fiore di loto nel deserto del Rajasthan, mi ha portato nel piccolo villaggio di Seerar, alle pendici dell’Himalaya, di cui si racconta che i suoi abitanti siano sacri agli dei Shiva e a Parvati per diritto di nascita. È proprio questo luogo che 70 anni fa ha dato i natali allo yogi Swamiji, ed è tra queste montagne che Swamiji ha camminato per più di 10 anni come un monaco errante con il solo supporto di Dio… ma io Swamiji l’ho incontrato quest’inverno a Pushkar (Rajasthan), nell’antico tempio sulle rive del lago sacro conosciuto come Pushkar Meditation Temple.
Con gli occhi sorridenti, la barba lunga e la saggezza benevola di chi ha i capelli bianchi, al PMT, istituto di formazione certificato Yoga Alliance, Swamiji incontra ogni giorno viaggiatori e pellegrini da tutto il mondo con l’obiettivo di restituire allo yoga il suo significato originario di disciplina spirituale, lavorando con tenacia ed umiltà per smantellare tutte le false credenze e i limiti auto-imposti che ci derivano da una concezione materialistica dell’esistenza di stampo tutto occidentale.

“Sappiamo tutti di essere Anima, ma quanti di noi ci credono veramente?” (Swamiji) 


Come tanti altri prima di me, in 20 anni di insegnamento e nel corso di incredibili viaggi tra Pushkar, Mumbay, New York, Berlino e Rishikesh, Swamiji mi ha accompagnato in un percorso fortemente trasformativo attraverso gli aspetti sottili dello yoga e della meditazione. È quindi da un’esperienza diretta e personale e dal desiderio di condividerne i benefici con tutti coloro che lo vorranno che è nato il progetto del workshop residenziale ‘Raja Yoga: la via regia verso il Risveglio Spirituale’.
Dal 3 al 9 agosto, in un luogo di pace tra le morbide colline marchigiane – La Ragola CountryHouse & Yoga Reatreat di Ostra, in Provincia di Ancona – Swamiji guiderà un ritiro residenziale di sei giorni dalle pratiche ‘esterne’ del Bahir Yoga sino ad arrivare alle pratiche ‘interiori’ del Samyama.
Tutto il percorso – articolato quotidianamente in due classi di yoga, una camminata meditativa in silenzio al risveglio, una classe di teoria attraverso gli 8 rami dello ‘Yoga Sutra’ di Patanjali e un Satsanga (canto di mantra sacri) al tramonto – è concepito affinché ogni partecipante torni alla quotidianità in possesso di una mappa del percorso spirituale, personalizzata in base alla propria singolare esperienza e al proprio irriducibile essere.
Il workshop, in lingua inglese con traduzione simultanea in italiano, è ospitato nelle attività dell’undicesima edizione del festival Nottenerawww.nottenera.it, che quest’anno si esprime sul tema della comunità.
“Spiritualità, yoga e meditazione sono decisamente linguaggi contemporanei in questo momento storico” – affermano gli organizzatori di Nottenera festival.
Continua Swamiji – “Le scritture indiane definiscono il concetto di comunità, samashthi, come un tutto complesso e aperto in opposizione al concetto di individualità, vyshti. Samashthi si basa sulla premessa che in quanto Anima siamo sostanzialmente un unico essere. Il ruolo dello yoga è proprio quello di aiutare a creare una comunità in cui l’identità di ogni membro sia costituita a partire dal sentire condiviso di essere una meravigliosa, divina unità”.


Per informazioni sul workshop contattare Valentina: valentina.fulvio@outlook.it (m. 329 6251643) e visitare http://www.nottenera.it/2017/workshop.php

venerdì 2 giugno 2017

Nottenera Junior 2017 - Progetto speciale CUSCINI

Quest'anno Nottenera Junior si è arricchita del Progetto speciale CUSCINI
Innovazione creativa della Scuola Secondaria di Primo Grado C.Cagli
a cura della Prof. Sara Giuliani
Ecco i vincitori





Kimou Jetheme Paterson Bodje, classe I° E Sc. Sec. di Primo Grado “C. Cagli”
Titolo: I mondi


“Ho disegnato quest’opera per far vedere che in realtà esiste una comunità di mondi”. Tra tutti i cuscini presentati, quello di Paterson conserva una inarrivabile energia vitale che si sprigiona da forme semplici (cerchi, linee, stelle) e colori netti, grazie ad un segno pittorico molto vibrante, che si mangia i bordi, rendendoli imprecisi. Colpiscono i cerchi colorati che istintivamente sintetizzano cinque mondi possibili, tutti vicini e diversi, racchiusi dentro uno spazio rettangolare bianco e sospesi tra le stelle. Quale vi assomiglia di più? Dove vi riconoscete? Qui siamo nell’ambito del cosmo e non del piccolo paese, un ragionamento di comunità che va oltre il contesto terrestre offrendo inconsapevoli riflessioni profonde. L’energia che si coglie deriva anche dal modo irregolare con cui sono stati cuciti i bordi del robusto tessuto nero (base del cuscino) che fanno sentire viva la mano di chi li ha cuciti.


Anthares Grottaroli, classe I° E Sc. Sec. di Primo Grado “C. Cagli”
Titolo: LI-SCART…AMO TUTTI!

Il lavoro di Anthares è tutto giocato su assemblaggi di elementi molto comuni che tutti i giorni incrociamo nella nostra quotidianità: gli involucri di plastica degli snack, soprattutto dolci, che ci fermano la fame per una merenda veloce.
Questi involucri cuciti uno sull’altro diventano il “tessuto” di cui è fatto il suo cuscino e compongono una texture molto animata, eterogenea e familiare. Sono loro ad evocare una comunità fatta di tanti gusti differenti e dunque di tante persone. E’ una trovata sorprendente che fotografa anche un cambio alimentare in corso che andrebbe valutato con attenzione, in cui il cibo è sempre più impacchettato e a lunga scadenza! Il cuscino è tutto ricoperto da un velo di plastica trasparente come se fosse una busta chiusa che si porta dentro una comunità! Prestando attenzione si nota poi che solo un lato è arricchito da motivi floreali. Questo lato ci racconta Anthares è il lato della comunità a lei più vicina, quella degli amici mentre l’altro, privo di fiorellini, presenta le carte gettate da sconosciuti e recuperate da lei nel bar della mamma a Serra de’ Conti. Anthares, comunque, nel titolo lancia un messaggio chiaro: LI-SCART…AMO TUTTI!





Alice Hasanagic, classe I° C Sc. Sec. di Primo Grado “C. Cagli”
Titolo: Unione nella diversà

Per questo bizzarro e divertente cuscino dalla forma umana leggiamo direttamente le parole di Alice:
“Comunità. Ciascuno di noi fa parte di una comunità: come il proprio paese. Ciascun paese si distingue per i paesaggi, gli odori e per i sapori tipici, per questo il mio cuscino è un viso composto da tre elementi: gli occhi (occhiali) dove si può notare una foto del paesaggio di Serra de’ Conti, che ammiriamo con la nostra vista. Il naso che profuma, perchè noi sentiamo gli odori di un posto.
La bocca, perchè possiamo sentire i sapori dei cibi tipici di una comunità.
Ho scelto di realizzarlo così perchè ogni comunità, il mio posto e quello degli altri, è unico. Ci sono, inoltre, altri dettagli come le braccia che servono per abbracciare e una tasca nascosta dove ci sono delle immagini che rappresentano ciò che proviamo.”


giovedì 1 giugno 2017

I vincitori di Nottenera Junior 2017

Grande la partecipazione anche quest'anno, tante le declinazioni del tema "Comunità" nelle opere dei ragazzi, tutti bravissimi.
Ecco i vincitori 



Viola Andreoli, classe I° G Scuola primaria “G. Leopardi”
Titolo: La mia classe: una comunità

“La comunità siamo noi, vieni!”. Sembra dirci così questo disegno dall’impatto immediato, di facile lettura perché sceglie pochi elementi salienti: i volti e le mani! Quattro bambini ci presentano culture diverse e ci accolgono nel loro lungo abbraccio con un sorriso. Nello spazio circolare che descrivono c’è posto per noi, le mani si protendono. Grazie alla stilizzazione dei tratti, che evocano grandi maestri come Picasso o Baj, siamo osservati da sguardi fissi e ipnotici, mentre i bottoni rossi delle guance attivano un ritmo gioioso dentro cui far saltellare il nostro sguardo. Scopriamo così che nessun naso è uguale all’altro, come nessuna acconciatura! Viola riesce a dare maggior risalto a tutto questo grazie al contesto sospeso. Potremmo essere immersi nella polvere oppure dentro una nube. Il messaggio è chiaro: Comunità che accoglie!

Davide Giancamilli, classe II° G Scuola primaria “G. Leopardi”
Titolo: La Comunità

Davide ci propone un disegno ironico che, a partire da un fondo bianco, si articola su due diverse fasce che diventano anche due diversi ambienti tutti giocati su linee orizzontali. La parte in alto è un tripudio di comunità, generata da tante persone sedute sorridenti e attente che assistono con ammirazione ad uno spettacolo. Questo occupa la seconda zona del disegno e curiosamente gli artisti sono dei cagnolini acrobati! Tra i differenti esercizi spicca il salto mortale all’indietro del cane bianco che ha la stessa direzione della freccia verde ai suoi piedi. La parte in alto ha un andamento ritmico generato dal ripetersi di poltrone rosse, disposte su 3 file e dai colori vivaci degli abiti di chi ci è seduto sopra. Non sapremo mai se siamo al cinema, a teatro o ad una mostra canina ma le quattro poltrone vuote sottolineano che c’è ancora posto, che la comunità è aperta, che stare assieme è una festa! Questa è una comunità curiosa!



Eleonora Badiali, classe V° G Scuola primaria “G. Leopardi”
Titolo: Questo è il nostro mondo e tutti ne fanno parte!

Il disegno di Eleonora ha toni cromatici delicati e mette in primo piano, a distanza regolare, una piccola comunità di persone impegnate a scrivere su un alto muro con una matita o un colore in mano. Da sinistra, un ragazzo con una radio spruzza un sole, una mamma in dolce attesa disegna un cuore, un bambino sulla sedia a rotelle disegna una stella, un ragazzino, un bimbo disegna una casa, una ragazza con un basco viola dipinge un fiore, una nonna con i capelli raccolti in uno chignon disegna dei nipotini, una suora disegna un crocifisso. Tutti sono di spalle tranne la donna incinta che ci guarda sorridendo e che ci fa sentire accolti. Il ragazzino biondo al centro è l’elemento portante di questo lavoro, è la porta verso il futuro: con una bomboletta inventa un mondo, immagina un pianeta che potrà accogliere tutti gli elementi realizzati dagli altri. E questo mondo ancora incompleto sembra contrastare, con la sua forza vitale e generativa, il muro crepato, quasi in disfacimento, che inizia ad essere invaso da erbacce e che sbarra la vista. Eleonora gioca su particolari e su piccoli dettagli inseriti in una atmosfera quieta, serena. Comunità piena di fiducia!



Beatrice Api, classe IV° F Scuola primaria “G. Leopardi”
Titolo: La comunità delle api

“Le api sono fantastiche. Sono come noi solo che c’è una diversità: si accettano una con l’altra, non come noi che ci soffermiamo sull’aspetto. Questa è la comunità delle api: semplice e fantastica”. Con queste parole scritte da Beatrice stessa è più facile avvicinarsi al suo disegno debordante che, nel distribuire bene i pesi dati dalla presenza dei vari colori (giallo, arancio, bianco, azzurro, nero), si presenta come una texture affascinante, geometrica e squillante che mostra l’operosa vita di una comunità di api. Affinate lo sguardo! Quante cose stanno facendo? Tra le tante, vedete le api spazzine con la scopetta in mano intente a pulire? E l’ape regina quante cellette riempirà ancora con le sua uova? Che altre azioni sapete riconoscere? Ciascuna corrisponde ad un ruolo indispensabile e ogni ruolo rispettato permette il corretto svolgimento della vita di comunità. Dentro questo sistema collaborativo ciascuno è importante per gli altri. Comunità è partecipazione!


mercoledì 30 novembre 2016

SPACE METROPOLIZ


QUANDO L'ARTE INCONTRA L'EMARGINAZIONE
di Francesca Palumbo
dal Blog La Lanterna Rossa

Sei stanco di tutto e di tutti. Vorresti ritagliarti uno spazio per te, un posto in cui star tranquillo, poter riflettere, schiarire le idee.
Stai attraversando un momento in cui vorresti staccare la spina dal mondo che ti circonda, perché questa realtà non ti si addice, ti sta stretta e non ti rappresenta più.
Hai mai pensato di andare sulla Luna? Perché no, è un posto disabitato, calmo al punto che potresti annoiarti. Non credo però che ti annoieresti lassù. C’è una vista spettacolare della Terra, così grande e variopinta, circondata dal bagliore di migliaia di stelle.

Forse pensate che stia farneticando, ma esiste un gruppo di astronauti che lo ha fatto davvero.
Un gruppo di persone che non aveva più posto sulla Terra, rifiutato da tutti e che ha perciò deciso di trasferirsi sulla Luna. Queste persone appena arrivate, si sono preoccupate di togliere la bandiera americana, conficcata nel terreno polveroso, perché la Luna è libera e non ci sono nazionalità, razze o bandiere che la identificano. È una Luna meticcia.
La cittadina in cui vivono si chiama Metropoliz ed è una città diversa da quelle a cui siamo abituati. Tutto appartiene a tutti, c’è un grande spazio comune suddiviso tra gli abitanti, ma queste divisioni più che dividere uniscono e niente appartiene a nessuno. Si sta come in una grande famiglia, dove colori, odori, cibi e tradizioni si mescolano per formare un unico insieme indistinto.

Questo pezzo di Luna sorge in un ex-salumificio abbandonato nella periferia di Roma.
Da fuori non penseresti mai che varcando la soglia di quella fabbrica sgangherata ti potresti ritrovare su un altro pianeta, ma appena entri da quel cancello un po’ arrugginito ti rendi subito conto dell’atmosfera diversa che si respira. Un’atmosfera lunare, dove ti senti più leggero sia per la minore forza di gravità, sia perché insieme le difficoltà si affrontano meglio.

Gli abitanti di Metropoliz, infatti, sulla Terra non avevano vita facile. Sono senzatetto bisognosi di un luogo in cui proteggere la propria famiglia, immigrati allontanati dalla società, comunità rom.
Alcuni di loro sono italiani, altri provengono dai luoghi più lontani e disparati dei quattro continenti:
Perù, Marocco, Santo Domingo, Ucraina, Eritrea, Romania e molti altri. È una rivendicazione dei propri diritti e un’accusa alla società odierna, che ha negato a queste persone casa, salute e lavoro.

Molti si sono interessati a questo fenomeno extraterrestre, tra cui filosofi, architetti, artisti, astrofisici, in apparenza bizzarri e più extraterrestri degli stessi metropoliziani. Ne sono nati progetti interessantissimi dal punto di vista artistico e antropologico, che hanno trasformato Metropoliz in un museo dal cuore pulsante. Il MAAM, Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz, è uno dei musei di arte contemporanea più grandi d’Italia, aperto a un pubblico che vuole provare un’esperienza cosmica. Il cancello all’ingresso è tappezzato da cassette postali di diverse forme e dimensioni e tra un cratere lunare e l’altro ci sono cartelli stradali con indicazioni strampalate: “rilassati”, “non ti fermare”, “largo agli incontri”, “via alla riflessione”. I muri sono dipinti con colori sgargianti e danno libera espressione all’arte di strada con murales dalle forme aliene.

I registi Fabrizio Boni e Giorgio De Finis hanno saputo raccontare tutto questo e anche di più in un film-documentario dal titolo Space Metropoliz, disponibile alla visione in diverse puntate sul canale YouTube. Naturalmente colpisce con quanta dedizione e tenacia i metropoliziani costruiscano
un cannocchiale e un razzo, pronto al decollo per andare sulla Luna. Lo fanno utilizzando vecchie lamiere, bidoni e materiali di riciclo trovati nella fabbrica abbandonata. Ognuno disegna il proprio progetto su carta, suggerisce soluzioni e dà il proprio contributo. Il risultato finale è magnifico e il razzo fatto di lamiere e oblò di vecchie lavatrici decollerà davvero.

Viene da chiedersi per quale motivo artisti, antropologi e decine di altre figure dalle più varie qualifiche si interessino così tanto a realizzare tali progetti in questa comunità.
In altre parole, quand’è che l’arte incontra l’emarginazione? A quale scopo?
Forse perché Metropoliz è un mondo tanto fantasioso quanto estremamente concreto. I suoi abitanti sono persone che lottano tutti i giorni per un pezzo di pane e per la sopravvivenza della loro famiglia.
Da queste persone può derivare soltanto un’arte genuina, pura, priva di fronzoli.

Un razzo è un palazzo a tanti piani, una struttura a gradoni o addirittura una città verticale, da quello che emerge nei loro progetti. I disegni sono semplici, concreti e rappresentano la realtà circostante sotto nuove forme. In un mondo che va sempre di più verso l’astrattismo, il simbolismo e il criptico, riscoprire questo tipo di arte fa bene e rasserena gli animi.
Da una parte ci sono forme astratte e simboli che ci attraggono per la loro complicatezza e perché ci spingono a trovar loro un senso e un significato, dall’altra si riscopre la purezza e la genuinità dell’arte, che ci tiene coi piedi per terra e ci riporta alle origini, quando si lottava per la sopravvivenza, si doveva trovare un riparo dalla pioggia e dal freddo e bisognava procurarsi del cibo, esattamente come fanno i metropoliziani.

Potremmo associare questo tipo di arte alle pitture rupestri, che adornano le pareti delle grotte con rappresentazioni di bestiame e scene di caccia. Un’arte così semplice eppure così densa di significato, che esprime quali sono le priorità della vita. Proprio per questo, forse, si cerca di far avvicinare l’espressione artistica alle situazioni di difficoltà ed emarginazione, non solo banalmente per far conoscere al mondo queste realtà, ma anche per un fascino suscitato da una concretezza ormai perduta nella nostra società.

Space Metropoliz è il racconto della quotidianità dura e pragmatica di una comunità multietnica e allo stesso tempo favola di una migrazione esoplanetaria alla ricerca della terra promessa. Descrive una società multiculturale che potrebbe essere quella del futuro, in una città utopica dove non ci sono confini, non c’è razzismo e non esiste il possesso. Questa semplice espressione dell’emarginazione si è fatta arte e ha generato uno dei patrimoni più belli del pianeta, o per meglio dire, dell’universo.

I preziosi spunti di riflessione, che hanno reso possibile la stesura di questo articolo, sono stati suggeriti durante l’incontro “Seminare il Futuro” del progetto regionale Tratti Tracciati tra Territori.
Vi hanno preso parte Sabrina Maggiori e Pamela Ventura, rispettivamente direttrice artistica e presidente del Festival NotteNera, che ogni anno riesce a trasformare il piccolo borgo medievale di Serra de’ Conti in scenografia magico-onirica di mostre e spettacoli d’arte contemporanea. Inoltre, le esperienze uniche e significative di Andrea Fazzini del Teatro Rebis di Macerata hanno contribuito a dipingere più distintamente l’abbraccio tra arte ed emarginazione.

giovedì 1 settembre 2016

RICORDARMI DEGLI ALBERI



Nottenera Festival si è concluso ma non alcuni progetti avviati appositamente per diventare PROCESSI come "ricordarmi degli alberi" dell'artista Giacomo Giovannetti! Grazie al suo lavoro sulle VOSTRE fotografie pervenute tramite CALL, grazie agli ALBERI che ha fatto nascere Riccardo Mezzabotta raccogliendo semi selvatici curati nel tempo in un orto invisibile di paese, grazie a voi che nella notte del 20 agosto avete preso in consegna questi giovani alberi, abbiamo intrecciato la nosta sorte con quella di ArBio Italia e della Foresta Amazzonica!

ArBio infatti si occupa di conservare e proteggere la Foresta Amazzonica in Perù nella regione di Madre de Dios curando un progetto di salvaguardia della biodiversità in quella che è una regione che viene sfruttata e distrutta per ottenere spazi dove coltivare e allevare bestiame, ma anche per estrarre risorse come oro, argento e petrolio. ArBio pensa che le risorse più preziose di quella regione siano gli alberi e gli ecosistemi in cui questi sono inseriti: gli alberi forniscono ossigeno, assorbono CO2 e permettono di controllare il clima oltre che fungere da rifugio per animali (come per esempio l’aquila harpia). ArBio ha ottenuto una concessione dal Ministero dell'Ambiente peruviano per 40 anni ed è possibile con una donazione contribuire alla salvaguardia di un albero pluricentenario.

Per chi vuole sapere di più e informarsi per come poter proteggere attivamente un Albero Amazzonico vi invitiamo a visitare il sito www.arbioitalia.org oppure scrivere a info@arbioitalia.org o telefonare al 3408051667.

Nottenera ringrazia intanto chi ha già effettuato la propria donazione e ha piantato un nuovo albero ricevuto durante il Festival Vi ricordiamo di inserire nel vostro bonifico anche la vostra mail, oppure separatamente comunicarla ad ArBio per essere contattati e informati costantemente sulla salute e la vita del vostro albero protetto.

"Ricordarmi degli alberi" non finisce qui, vogliamo continuare a raccogliere storie, foto e testimonianze di arbusti emotivi e siamo curiosi di sapere il futuro degli alberi che avete piantato. Continuate quindi a inviare le vostre testimonianze a upupa.colibri@gmail.com o a info@nottenera.it

Un grande processo creativo che unisce storie, alberi e amore vivo per la natura sta crescendo con voi. Questa è una Tenerezza Urbana! Grazie a tutti!

venerdì 26 agosto 2016

Tratti di una NotteNera di fine estate '16

Ph. Gloria Mancini

Come saprete, il progetto Tratti_ tracciati tra territori ha la sua sede operativa all’ ex-frantoio di Serra de’Conti, un borgo medievale che ha una caratteristica particolare:  da ormai due lustri, ogni fine agosto, il paese spegne l’illuminazione pubblica e attraverso la luce soffusa di piccoli led, da’ vita ad una notte illuminata d’arte.

È la NotteNera, un festival incentrato sui linguaggi contemporanei che propone per un’unica notte, immersi nel buio, una serie di spettacoli, concerti, laboratori, esperienze, mostre e installazioni…e quest’anno, tra queste ultime c’era anche la nostra!

Ri-TRATTI sonori: questo  il nome del nostro lavoro che è sbocciato a seguito del laboratorio di Sound Portraits a cura di Alessio Ballerini promosso da Nottenera all’interno del progetto TRATTI. Ve lo ricordate? Quella serie di incontri in cui il nostro maestro ci ha avvicinato al mondo del videomaking e ci ha condotto nella creazione di video emozionali nei quali il suono fosse protagonista..Ebbene, l’esito del workshop è stato presentato a Nottenera 2016 sotto forma di installazione!
5 video che girano in loop incastonati in una figura poliedrica sospesa su un ramo d’ulivo… cuffie e rumori particolari che diventano il soundtrack di volti, mani laboriose, piccoli movimenti e sguardi..ogni soggetto viene accompagnato dai suoni che contraddistinguono e caratterizzano la sua giornata.
Un ringraziamento particolare va a Rino e Angela, Vivianne, Sara, Lorenzo e Manuel, che ci hanno aiutato nel nostro laboratorio, rendendosi disponibili per le riprese, per i racconti, per lavorare con noi sui suoni del loro mestiere.


E a Nottenera 2016 c’erano anche Damiano Massaccesi ed Enrico Moscoloni, eh si, proprio loro!!


Ph. Gloria Mancini

Ph. Gloria Mancini





I due giovani talenti che si sono aggiudicati il premio e la presenza a questa notte incentrata sui linguaggi contemporanei in quanto vincitori della call Incubatrice d’Arte promossa da Nottenera all’interno del progetto Tratti_ Tracciati tra territori.
Le due repliche di Savoir-Faire di Damiano Massaccesi hanno animato e fatto ridere piazza IV Novembre prima e il Chiostro di San Francesco poi; Enrico Mosconi, con la sua installazione Inharmonic Cycle: A Natural Routine Of The Human Harmony ha fatto rivivere il ciclo della natura tramite un sapiente e potente utilizzo di schermi, luci, sensori e suoni.

Sono nati in Frantoio anche i piccoli strumenti musicali suonati dai Bimbi-albero durante la parata guidata da Marco Tonini Bossi e Paolo Fornaroli: borsisti Tratti e volontari dello staff Nottenera hanno messo mano a vasetti di yogurt, budino, ricotta, bottiglie di plastica e tubi di cartone, li hanno riempiti di sassolini, noci, tappi di bottiglia, cucchiaini da gelato, lenticchie e ceci e li hanno decorati con nastri, cartoncini, colori, foglie e ramoscelli.



In questo modo i bimbi (e non solo), dopo essersi trasformati in alberi grazie alle maschere create durante il laboratorio Nottenera a cura di Giada Righetti, hanno potuto accompagnare i musicisti nella parata lungo il paese e diventarne parte integrante!

Settimane di creatività e di fervente preparazione, dunque, le ultime trascorse qui a Serra de’Conti col progetto Tratti e Nottenera!

Ed a breve la creatività tornerà protagonista, grazie al laboratorio per la realizzazione di installazioni con materiali degradabili di recupero a cura de La Muuf, promosso da Nottenera all’interno del progetto TRATTI, che partirà ufficialmente il 29 agosto.

Non mancate!!

4 TRATTI 
tratti.wordpress.com

venerdì 19 agosto 2016

MAPPA CENTRO STORICO TUTTE LE PROPOSTE NOTTENERA '16

...e questa è la mappa del centro storico di Serra de' Conti...vi servirà per perdervi...dentro la bellezza!!! Ogni lettera corrisponde ad un LUOGO in cui troverete una proposta. Vie, giardini privati, chiese, piazze, vicoli, chiostri, sotterranei, spazi vuoti rianimati, musei, quest'anno abbiamo incastonato il centro srorico di tante proposte distribuite in modo omogeneo. Ovunque vi trovate guardatevi attorno, rendete vispo il vostro sguardo e lasciatevi sorprendere! I colori vi indicano i vari tipi di linguaggi ovvero: VIOLA - ARTI SCENICHE / VERDE - MUSICA E CINEMA D'ANIMAZIONE / ARANCIONE - ARTI VISIVE / GIALLO - LABORATORI E SCIENZA! Dentro ciascuna di queste aree si apre un panorama molto eterogeneo di offerte culturali pensate per diverse fasce d'età, differenti gusti, formazioni, sensibilità. Trovate anche i marcatori dei punti ristoro e dei servizi! Vi ricordiamo di scegliere e se siete interessati agli spettacoli, di arrivare prima nei luoghi. Potrete anche andare a vedere le stelle sdraiti su una collina vicina al centro storico..in questo caso partirete da piazza Leopardi e camminerete un pochino, vedete le linee tratteggiate gialle e arancioni? Quest'anno il BUS NAVETTA sarà attivo fino alle ore 03.00. Dal sito è possibile scaricare anche questo documento sul vostro telefono così da essere più autonomi! Vi aspettiamo!

giovedì 18 agosto 2016

RESIDENZA CREATIVA VALERIO GIACONE INSTALLAZIONE

L'artista Valerio Giacone in residenza creativa su una grande installazione di fibre e materiali naturali da visitare in occasione del Festival “Nottenera”.


Nell’operosa Serra De’ Conti, comune marchigiano dedito alla manifattura, all’agricoltura di qualità e alla cultura, dopo aver rilanciato il brand della cicerchia si lavora per recuperare la filiera della canapa, fibra naturale dalle notevoli potenzialità nel tessile, nell’alimentazione, nella cosmesi e nella coibentazione in edilizia. Un prodotto a km 0, molto diffuso fino agli anni ’50 del secolo scorso, quando ancora la coltivazione agricola della canapa era molto comune nelle zone mediterranee, e l’Italia era uno dei principali produttori mondiali della fibra e dell’olio largamente usati per corde, tessuti, energia, mangimi.
Mentre cresce la domanda mondiale di fibre naturali, a Serra De’ Conti operano da tempo un’azienda che ha lanciato il materasso in fibra di canapa supertraspirante, agricoltori “bio” attivi nel recupero della filiera, un’amministrazione comunale impegnata nello sviluppo di nuovi indirizzi in agricoltura e nel rilancio dell’identità agricola del comprensorio, in attuazione degli orientamenti comunitari 2014-2020.
Non è un caso dunque se in questo ridente borgo medievale stia lavorando da alcune settimane, appunto su fibre di canapa e altri materiali naturali, un artista visivo dall’ampia attività espositiva, in Italia e all’estero, quale il romano Valerio Giacone. L’artista è qui da fine luglio, per una residenza creativa finalizzata alla realizzazione di una installazione site-specific nella chiesa intitolata alla Santa Croce, un piccolo scrigno d’arte di fine ‘500, oggi sconsacrato, e che sarà possibile visitare per tutta la notte del 20 agosto prossimo tra i 36 eventi del decennale del Festival Nottenera. L’associazione Nottenera, che organizza la manifestazione insieme al Comune di Serra De’ Conti, e la direttrice artistica Sabrina Maggiori, hanno invitato Valerio Giacone per una residenza creativa intorno al tema del Festival 2016, “Alberi”, e che trasformerà la Chiesa di Santa Croce in un “Corpus Hominis” – questo il nome dell’installazione – da “abitare” per tutta la “Nottenera”.
Libri, cera d’api, fibre di canapa, terra, disegnano nel lavoro di Giacone un labirinto che si snoda in dieci tappe, un diagramma con i dieci punti (sephirot) dell’Albero della Vita di cui parla la tradizione della Qabbalah e che riproduce la struttura interna del corpo umano; attraverso l’opera, l’artista conduce il pubblico nella sua poetica ed invita ciascuno ad entrare in connessione con la propria spiritualità e con la sacralità dell’essere umano.
“Per questa installazione – spiega l’artista - ci saranno colori e materiali organici quali cera d’api che è oramai rara e preziosa a causa della moria delle api. Quanto alla canapa è un materiale che apre tutta una serie di connessioni sociali e politiche; la produzione in Italia, dopo essere stata bandita, è da poco stata riammessa e si sta creando una nuova filiera di produzione, mentre noi continuiamo ad importarla dalla Cina e dalla Romania, senza un reale controllo di qualità e in contrasto con quello che avviene, ad esempio, nelle Marche, dove ci sono produttori virtuosi e seri. Fare questo lavoro proprio qui è il mio modo di comunicare a queste persone una vicinanza e di veicolare la conoscenza di una situazione attraverso l’arte”.

Valerio Giacone (Roma, 1976) è arteterapeuta e artista visivo dall'ampia attività espositiva, in Italia e all'estero. Tra le mostre più recenti si segnalano le personali Lucus (in corso presso la Galleria Faber a Roma), Solve et Coagula (in corso presso il Museo della Carta e della Filigrana di Fabriano), Metamorfosi Romane (Kunstmassnahmen Art Gallery ad Heidelberg, 2012) e la partecipazione alle collettive Siamo alberi (ex Centrale Elettrica a Lugano, 2016) e De-Costruzione (insieme con Jacopo Mandich presso la Galleria Faber). È membro dell'associazione Trees? Yes please! con sede a Lugano che si occupa di tutela ambientale attraverso azioni artistiche e di piantumazione di alberi.

CRONOPROGRAMMA FESTIVAL 2016

Ecco l'ìntero FESTIVAL! Con il cronoprogramma vi potrete orientare molto meglio al suo interno. Arrivate alle 22 e non sapete cosa vedere? Basta cercare qui la fascia oraria dalle 22 in poi e avrete tutto chiaro in un attimo! Ricordate che DOVETE SCEGLIERE! Non è possibile vedere tutto! E ricordate che è bene arrivare prima negli spazi dedicati agli spettacoli specie in quelli in cui i posti sono limitati. Questi luoghi sono indicati con le solite lettere colorate ma hanno un asterisco! Troverete indicata anche la durata di ogni proposta così potrete ragionare meglio su cosa scegliere evitando sovrapposizioni e se compare l'icona della faccetta sorridente saprete che quello è un lavoro adatto ai più piccoli. Vi aspettiamo! Per il programma dettagliato cercate qui nel sito alla voce FESTIVAL.

sabato 16 luglio 2016

CALL: Ricordarmi degli ALBERI



Call

Sfogliando gli album di famiglia, ci troviamo spesso davanti a dei testimoni saggi e silenziosi: sono gli ALBERI, presenza generosa che ossigena e nutre la nostra esistenza.
Quali storie racconterebbero se potessero parlare?


Ricordarmi degli alberi

L’artista Giacomo Giovannetti invita gli abitanti di Serra de’ Conti e chiunque voglia rendere omaggio alla silenziosità dell’essenza arborea a condividere con il festival un proprio ricordo legato alla presenza di un albero. ALBERI è il tema di questa decima edizione di Nottenera.


Per prendere parte al processo creativo è sufficiente inviare la scansione (300 dpi) di una foto originale, cartacea, in cui compare un albero, accompagnata dalla breve storia di cui questo è stato testimone e dal luogo in cui l’albero si trova (si trovava).

È possibile inviare l’immagine e la storia fino a domenica 7 agosto:
via e-mail all’indirizzo upupa.colibri@gmail.com;
oppure:
portarle presso lo studio di Giacomo Giovannetti di Senigallia in via Fratelli Bandiera 56 o all’Ex Frantoio di Serra De’ Conti (aperto dal lunedì al sabato dalle 15 alle 20),
oppure:
spedirle via posta a Giacomo Giovannetti c/o Upupa & Colibrì via Fratelli Bandiera 56, 60019 Senigallia (An)


Le foto e le storie diverranno parte di un’istallazione che verrà presentata sabato 20 agosto 2016 all’interno di Nottenera festival trasformandosi in occasione poetica di scambio e condivisione: i visitatori riceveranno in dono alberi e storie di alberi e potranno scegliere di fare un’azione concreta di protezione degli alberi attraverso la collaborazione con Arbio, associazione che si occupa attivamente di proteggere la biodiversità della Foresta Amazzonica. http://www.arbioitalia.org/



Per ricordarci degli alberi.